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Federica Cito

Che cos’è Tik Tok? Come funziona l’app del momento

By | news | No Comments

Tik tok… chi è? Il nuovo social del 2020. Avanti!

Battute poco divertenti a parte, conosci già Tik Tok? Se sì, (come noi di C3buzz) sei sul pezzo, se no, devi assolutamente conoscere quello che probabilmente sarà il futuro.

 

Che cos’è Tik Tok?

Ecco cos’è TikTok, una piattaforma enorme con adulti e soprattutto Gen Z dove si condividono. Lanciato dallo sviluppatore cinese ByteDance nel 2016, l’app conta più 500 milioni di utenti in tutto il mondo e oltre un milione di video vengono visualizzati ogni giorno. Una crescita smisurata e davvero velocissima. Ad attestare il successo, Tik Tok risulta essere l’App più scaricata AL MONDO degli ultimi mesi!

 

TikTok ha raggiunto i 220 milioni di download negli ultimi tre mesi del 2019, sbaragliando la concorrenza di YouTube, Instagram, WhatsApp e Facebook. Sui telefoni con Android l’app ha superato i 42 milioni di download. Mica bruscolini.

Cosa rende Tik Tok così unico?

Tik Tok si differenzia da tutti gli altri social, in un panorama fatto di foto, fake news e caroselli ormai in decadenza, Tik Tok propone un solo e unico formato: i VIDEO. Già, su quest’app ci si esprime attraverso video di massimo sessanta secondi, quasi nella totalità dei casi, a partire da una base musicale.

Nel 2017 TikTok acquista musical.ly, una app che permetteva di condividere video di karaoke e coreografie. Ad Oggi sull’app è presente un catalogo ricchissimo di musica, che gli utenti possono usare come sottofondo per video di tutti i tipi: ci sono pezzi comici, sfide (o challenge) tra utenti, clip che aspirano a diventare dei meme, balletti, parkour (lo spostarsi da un punto all’altro in un percorso a ostacoli), lip sync e così via. Molti cantanti, emergenti e non, lo stanno utilizzando per promuovere i propri brani.

I famosi su Tik Tok

Nel 2020 e oltre, molti i marchi globali stabiliranno la propria presenza su TikTok. Già molti influencer di Tik Tok sono stati chiamati per diventare i volti di Brand famosissimi. Inoltre negli USA sono nate le prime “collab houses”, veri e propri studi di registrazione che riuniscono gli influencer di TikTok sotto lo stesso tetto per creare contenuti.

In Italia sono tantissime le star e addirittura i politici (indovinate un po’ chi) che sono presenti sulla piattaforma, dallo chef Bruno Barbieri, al comico Fiorello, alle influencer Ferragni, Biasi e chi più ne ha più ne metta, al politico Tik Tok Salvini.

Adesso che hai scoperto cos’è Tik Tok, corri subito a scaricare l’app su!

Pubblicità comparativa: perché in Italia non esistono guerre come fra Coca Cola e Pepsi?

By | news

Sarebbe bello vedere quei super scontri fra titani all’americana anche in Italia, scopriamo i motivi per i quali non succede e non potrà mai succedere (mai dire mai) nel bel paese!

Pubblicità comparativa: strumento di informazione per il consumatore o concorrenza scorretta?

Sì, ma cos’è la pubblicità comparativa?

La pubblicità comparativa è un tipo di comunicazione pubblicitaria basata principalmente sulla promozione dei propri prodotti da parte di un’impresa, attraverso il confronto con i prodotti dei competitor. Può essere di implicita, quando si paragona un prodotto brandizzato ad uno generico, quindi senza richiamare direttamente al prodotto concorrente, o esplicita, quando si menziona il nome di un particolare concorrente sul mercato, al fine di evidenziare agli occhi del consumatore la superiorità qualitativa del prodotto offerto rispetto al prodotto offerto dal player “antagonista”.

Quali sono le differenze fra Italia e USA?

Le differenze fra il sistema giuridico italiano-ma anche europeo- e quello statunitense, sono sostanziali, basti pensare al guerrilla marketing delle epiche battaglie fra BMW e AUDI, o allo scontro fra i titani Coca Cola e Pepsi, o alla guerra all’ultimo panino condotta da Mc Donalds e Burger King. In Italia, infatti, * provate a ricordare qualche campagna del genere * è difficile se non impossibile, in quanto questa forma pubblicitaria è ricondotta a pratiche commerciali integranti atti di concorrenza sleale. In poche parole, non è legale.

è invece legale il guerrilla marketing, e noi di C3buzz ne sappiamo qualcosa

Ci sono però, come sempre nella giurisprudenza e nella pubblicità, ma soprattutto nell’opinione pubblica, pareri discordanti riguardo la classificazione di questa pratica. Se da un lato viene considerata una forma di promozione aggressiva e poco corretta, dall’altro canto, costituisce sicuramente uno strumento di informazione trasparente per il consumatore e di libera concorrenza dei mercati.
Insomma, la questione è spinosa, l’argomento è caldo e le opinioni sono davvero disparatissime.

Piccolo spazio pubblicità: NOZIONE DI PUBBLICITA’

La nozione di pubblicità viene introdotta dal D.lgs. 145 del 2007. In questa categoria rientra ogni genere di messaggio diffuso, in ambito commerciale, al fine di promuovere beni o servizi di ogni tipo. La parte più interessante è quella che esplica i principi generali a cui devono conformarsi le comunicazioni pubblicitarie. Le pubblicità, infatti, devono essere palesi, veritiere, corrette e non ingannevoli. In particolare, è considerata ingannevole una pubblicità che, in qualsiasi modo, possa indurre in errore persone fisiche o giuridiche e che, grazie a tale carattere, possa pregiudicare il loro comportamento o sia idonea a danneggiare un concorrente.
Danneggiare un concorrente è la conseguenza naturale di una campagna di pubblicità comparativa. C’è da chiedersi però se la pubblicità comparativa non esplicita sia dannosa più che quella palese e diretta, che può costituire anch’essa, una forma di pubblicità per il competitor.

Il D.lgs.145 del 2007 fissa, inoltre, i requisiti principali per la pubblicità comparativa, che è permessa, a meno che abbia ad oggetto prodotti che soddisfino le stesse esigenze o scopi e fintanto che si riferisca a caratteristiche del prodotto/servizio che possano essere verificabili e che siano essenziali e rappresentative. Per essere considerata lecita deve rispettare le normative in materia di marchi, denominazioni di origine, denominazioni commerciali e, in generale, dei segni distintivi.

Trova le differenze: pubblicità comparativa diretta e indiretta

Torniamo alla differenza principale che contraddistingue la pubblicità comparativa, ovvero il suo essere diretta o indiretta, alias esplicita o implicita.

Viene definita diretta, quando i competitor sono chiaramente riconoscibili, in quanto viene citato ed espresso il loro nome o il nome del marchio espressa della loro denominazione o del loro attraverso l’indicazione di elementi che li rendano inequivocabilmente riconoscibili.

indiretta, invece, quando chi attribuisce al proprio prodotto pregi unici implicitamente afferma che tali pregi non sono posseduti da tutti i prodotti concorrenti.

Esempi di pubblicità comparativa in Italia: L’Affaire Acqua Sant’ Anna

Da questo esempio di pubblicità comparativa indiretta non recentissimo, è davvero emblematico e ci aiuta a fare chiarezza sulle differenze e sulla normativa

Anno 2009 – Caso Acqua Sant’Anna. L’acqua Sant’Anna presentava delle caratteristiche testate in laboratorio che oggettivamente qualificavano il prodotto come migliore per certe caratteristiche, rispetto ad altri in commercio. Per esaltare questa “superiorità”, l’azienda ha dunque deciso di metterla a confronto diretto con le principali acque minerali sul mercato, quali Levissima, San Benedetto, Lete e Vera. Dall’analisi dei dati, catalogati in tabelle, è emerso che l’acqua Sant’Anna presentava il residuo fisso più basso di tutte le altre, e altre caratteristiche significative, come la minore presenza di sodio e nitrati.

Alcuni dei concorrenti chiamati in causa si sentirono danneggiati e per questo fecero ricorso all’AGCOM. L’autorità rigettò il reclamo dando ragione a Acqua Sant’Anna, poiché, nel riportare dati chimico-fisico specifici di sé e dei suoi avversari, aveva affermato il vero ed esposto dati diretti utili per il consumatore finale.

Dunque se in Italia il confronto diretto è vietato in modo assoluto, il confronto indiretto è possibile se evidenzia gli aspetti di novità/caratteristiche significative di un certo prodotto rispetto a tutti gli altri prodotti del settore e non ad uno in particolare.
In sostanza: se il tuo prodotto ha davvero delle qualità uniche, è possibile fare una comparazione con tutti i competitor del settore, senza però palesare i brand precisi.

Che cos’ è l’unconventional marketing: scopri la nostra giungla urbana

By | unconventional marketing

Ci siamo sempre distinti come agenzia di comunicazione a Milano, perché in un mondo sempre più digital, attraverso le nostre campagne marketing tailor made, riusciamo a dare ancora un forte valore alla pubblicità per strada. Che non è semplice cartellone affisso, ma molto di più.

La nostra filosofia è quella di trasformare l’intera giungla urbana in un grande palco, dove gli attori protagonisti sono i nostri clienti. Ogni elemento della città diventa un touchpoint utile per venire in contatto con un potenziale cliente. In che modo lo facciamo? Siamo sì un’agenzia di comunicazione a Milano, ma noi lo famo strano.

Facciamo chiarezza sugli strumenti che vengono utilizzati principalmente per le campagne di guerrilla marketing, perché per noi, il marketing non è mai convenzionale, perché le nostre idee sono fuori dagli schemi.

Magneti

I magneti probabilmente rappresentano IL PRIMO NATO tra i diversi mezzi ormai a nostra disposizione che rientrano sotto il grande cappello della guerrilla marketing. Anche in questo caso parliamo di un mezzo creativo che fa leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti che incuriositi dalla creatività (spesso molto accattivante) tendono a fare dei magneti veri e propri pezzi da collezione da mettere in mostra, magari sul proprio frigorifero.

 

Proiezioni

Proiettiamo sui palazzi le immagini e i video che caratterizzano il prodotto o la manifestazione, enfatizzando la presenza del brand in città. Anche in questo caso la creatività delle proiezioni può essere incentrata sul logo oppure su un particolare aspetto del prodotto/manifestazione/claim o pay-o che sia. Le zone presidiate possono essere sia quelle più ad alta frequentazione del nostro focus target che aree di interesse a più ampio respiro, puntando su un target magari un po’ più allargato. Come agenzia di comunicazione a Milano specializzata in guerrilla, sappiamo quello che facciamo e possiamo prevedere in anticipo i possibili risultati di una campagna marketing.

Electrical Sheet

Foglio elettrostatico che può essere applicato su tutte le superfici di plastica, vetro, su specchi e non solo. È possibile anche sviluppare una creatività che preveda lo sfondo trasparente in modo da veicolare il nostro mezzo in modo ancor più penetrante, ad esempio sui finestrini delle auto.

 

Palloncini

Solitamente vengono agganciati ai supporti urbani, alle auto, ai motorini, alle biciclette, ma possono naturalmente anche essere consegnati a mano. Ai palloncini è anche possibile agganciare un talloncino che può fungere da richiamo sul brand di riferimento.

 

Courtesy Notes

Sono realizzati in pvc 3/10, impermeabili all’acqua e la loro particolare forma si presta molto bene per essere appesi a maniglie e manopole. Ecco perché la loro veicolazione avviene sui mezzi di trasporto a due ruote: bici, scooter e moto.

 

Floor carpet

Sono speciali adesivi calpestabili che si applicano sui marciapiedi. Si possono creare percorsi per indirizzare il target in un luogo prestabilito o semplicemente lasciare messaggi sulla strada.

Stopper

Ha la possibilità di essere attaccato su tantissimi supporti urbani presenti in città (pali, grate, pensiline autobus, cabine telefoniche, dissuasori, ecc …). Abbiamo individuato una base da appoggio talmente resistente che può essere attaccata anche ai muri!

 

Gessetti

Realizzazione di scritte con il gesso sui marciapiedi cittadini; risultano particolarmente penetranti in quanto possono essere realizzati anche in strade a solo traffico pedonale, ma soprattutto nelle zone limitrofe ai punti vendita stessi.

 

Non ci fermiamo solo a questo, realizziamo tantissime altre attività di guerrilla marketing a Milano e d’intorni. Contattaci per scoprire cosa possiamo realizzare per TE.

Scrivici all’indirizzo info@c3buzz.it

o chiamaci al +39 02 92887339

Siamo in Piazzale Giulio Cesare 21
20145 Milano

 

guida email marketing

GUIDA ALL’ E-MAIL MARKETING: 4 TRUCCHI CHE DEVI ASSOLUTAMENTE CONOSCERE

By | marketing & more

Cos’è l’email marketing?

Ah l’email marketing… i più credevano che sarebbe morto presto, invece, alla faccia loro, continua ad essere una risorsa indispensabile nella pianificazione strategica di un buon piano di comunicazione. Nello specifico, è un tipo di marketing diretto che usa la posta elettronica (esiste ancora qualcuno che la chiama in questo modo?)  per comunicare messaggi, commerciali e non, al pubblico. Se fatto non massivamente e con criterio, può costituire uno dei fulcri di una buona strategia di inbound marketing.

Gli obiettivi principali sono quelli di implementare l’engagement e le conversioni attraverso l’invio di informazioni. Per ottenere dei risultati, è indispensabile che il messaggio sia interessante, scritto bene, che rispetti insomma un vademecum da non sottovalutare. Altrimenti SPAM e chi si è visto, si è visto.

Altro elemento importante è quello del rapporto costi/risultati: rispetto ad altre strategie, è una soluzione economica e dal potenziale davvero in ascesa. Se ragioniamo per sillogismi, il email marketing può essere considerato una forma di unconventional marketing: ti permette di raggiungere un gran numero di utenti in poco tempo e a costi sostenuti.

Ti svelo i trucchi fondamentali per scrivere delle mail per campagne marketing che colpiscono nel segno:

  • contenuti originali
  • grafiche sexy
  • user experience intuitiva
  • subject accattivanti

CONTENT IS THE KING

Il contenuto originale sta alla base di tutto: se vuoi spaccare nei social network, e più in generale nel web, i tuoi contenuti devono essere interessanti, originali, devono generare curiosità nel lettore. Se riesci ad appassionare chi legge, sei già a metà strada del lavoro: un buon contenuto genera un effetto domino sulle condivisioni. Vale lo stesso nell’email marketing: se il contenuto è rilevante per il destinatario, aumenterà il tempo di permanenza all’interno della mail, le azioni sulla stessa e la possibilità di convertire il lead in un cliente. Non essere prolisso, scrivi in maniera chiara: un copy ideale non supera le 100 parole.

DAI UN PESO ALLE TUE IMMAGINI

Le immagini sono il cibo dei nostri occhi: daresti mai a tuo figlio neonato il cibo spazzatura di un fastfood? O al tuo fidanzato culturista una cena a base di verdurine al vapore? Certamente NO, se vuoi che tuo figlio sopravviva, e il tuo fidanzato lasci sopravvivere te. Bisogna creare il giusto equilibrio nelle immagini avendo cura della gerarchia visiva dei contenuti. Posizionali sempre in base alla loro importanza. Ogni immagine o elemento grafico è sito in una determinata posizione per un motivo strettamente legato al risultato che vuoi ottenere. Vuoi che il lettore vada verso un pulsante? Crea un percorso visivo che lo accompagni naturalmente verso quella scelta.

NON FARE ANNEGARE I TUOI CLIENTI IN UNA BAD USER EXPERIENCE

Non complicare la vita a chi vorrebbe completare un’azione all’interno della mail, ma non riesce per la presenza di troppe informazioni o di un’architettura della ux troppo complicata. Immagina che la mail che hai redatto potrebbe essere letta sì dal nerd smanettone, ma anche dall’anti-tecnologia per eccellenza. La mail, come ogni buon sito internet che si rispetti, deve essere navigabile  Aiuta l’utente con utilizzando un font size adeguato, tu riuscirai a dare un senso maggiore alle varie parti del tuo testo e lui te ne sarà grato!

LA PRIMA IMPRESSIONE E’ QUELLA CHE CONTA 

Forse doveva essere il primo punto, ma credo in te e so che sei arrivato a leggere fino a qui: il subject in una mail è il lavoro più arduo e complicato. Perché ti chiederai. Il problema principale, data l’ingente mole di mail promozionali che si ricevono, è quella di riuscire a catturare l’attenzione del destinatario nell’istante in cui, con gli occhi, nella fiumana di titoli, sta decidendo a quale mail dedicare il suo click. Il titolo della tua mail deve apparire succulento e imperdibile, prova a suscitare in chi legge l’irrefrenabile voglia di scoprire cosa c’è dietro. Usa le emoji, danno colore e differenziano la tua mail, il CAPSLOCK e se riesci dei numeri, ma senza esagerare, potresti ottenere l’effetto opposto e generare confusione.

 

ERRORI CLAMOROSI NELLE CAMPAGNE MARKETING: COSA NON FARE MAI

By | guerilla marketing

Il marketing è uno strumento potentissimo di comunicazione che permette di diffondere un messaggio verso un’audience potenzialmente enorme. È importante utilizzare le parole giuste e il giusto tone of voice, perché come mezzo di diffusione di massa, se mal utilizzato, può generare un ritorno d’immagine davvero negativo e danneggiare la credibilità di un brand.

Le campagne marketing non sono per tutti, bisogna davvero studiare tanto ogni singolo caso, pianificare una strategia e pensare ai mezzi migliori per raggiungere gli obiettivi prefissati. Altro aspetto importante è il destinatario delle campagne marketing: bisogna identificare il pubblico specifico, il target, in modo tale da modulare il messaggio ed essere più incisivi.

Vediamo adesso le campagne marketing più sbagliate degli ultimi anni, per capire gli errori da non commettere MAI

Dolce e Gabbana e la Cina: ravioli gyosa indigesti

Partiamo subito dalla campagna marketing che riteniamo essere stata un grandissimo flop per la casa di moda D&G. La campagna in questione ha avuto una eco assordante nell’opinione pubblica occidentale, ma soprattutto in quella orientale. Si tratta di una serie composta da tre video e intitolata Eating with Chopsticks, nella quale una ragazza cinese tenta di mangiare con le bacchette alcuni piatti tipici italiani-rispettivamente pizza, spaghetti e cannolo- non riuscendo nell’impresa. Il video è stato recepito come una vera mancanza di rispetto nei confronti del popolo e della cultura cinese, a tratti razzista e davvero stereotipante nei confronti degli usi, dei costumi e della tradizione orientale. Nello specifico video con il cannolo siciliano, si sente una voce maschile fuori campo che chiede alla ragazza se il cannolo è troppo grande per lei… non stiamo qui a spiegarvi la dietrologia di questa domanda, ma ai più è parsa esageratamente sessista e non velatamente volgare.

Risutato? La Cina, subito dopo aver visto lo spot, ha rimosso i tre video da tutti i social media usati in Cina, ha cancellato un’importante sfilata a Shangai e ha rimosso tutti i prodotti D&G dai principali shop online cinesi.
Insomma, se l’obiettivo di Dolce & Gabbana era quello di trovare un modo per chiudere i rapporti con la Cina rapidamente e in maniera poco elegante, hanno centrato in pieno. Ne piange il loro fatturato e la loro immagine, compromessa per sempre in oriente. La Cina non perdona!

Cartoon Network e la sua campagna…esplosiva!

Qualche anno fa quei pazzi di Cartoon Network decidono di realizzare una campagna di guerrilla marketing per promuovere il loro nuovo film d’animazione. In dieci città degli USA sono stati installati dei cartelloni quadrati neri, puntellati di led luminosi e affissi, con l’aiuto di magneti, su segnali stradali, ponti, muri. Sui cartelloni le luci led formavano le immagini di due alieni stilizzati, uno verde e uno rosa, che mostravano il dito medio ai passanti. Passanti che non hanno preso bene il messaggio irriverente, a tal punto di scambiare questi dispositivi del guerrilla marketing per delle bombe. A Boston, un dipendente dei trasporti pubblici chiama la polizia dicendo che ci sono diversi ordigni sparsi per la città. Ed è subito panico, decine di autostrade, ponti, metropolitane, vengono chiuse, elicotteri sovrastano la città, le emittenti televisive in fibrillazione per la notizia, la polizia e gli artificieri pronti a disinnescare le bombe. Che non esistevano però. Dopo l’apocalisse scatenata e l’attacco pubblicitario sventato, ci sono state grave conseguenze per gli ideatori di questa campagna di guerrilla marketing: i due artisti che hanno creato ed installato i cartelloni led vengono arrestati, l’emittente televisiva è costretta a pagare due milioni di dollari di multa e il CEO di Cartoon Network è costretto a dimettersi.

Due campagne razziste al prezzo di una? lo strafalcione di DOVE e/o H&M

Nella campagna marketing dove la protagonista è una donna afro-americana vestita di nero, che dopo aver usato il detergente Dove, taaac MAGIA! Si trasforma in una donna bianca che indossa una t-shirt chiara… Ma che messaggio è? Qui non si tratta di razzismo velato, anzi, ma di una discriminazione molto diretta ed impossibile da fraintendere, non ci sono molte possibili strade di significato da percorrere.

In alcune culture vengono usati molti prodotti per sbiancare la pelle, forse DOVE ha tentato, in maniera goffa e ingannevole, di avvicinarsi a quella fetta di mercato. Il risultato e che you tube è il web in generale, sono pieni di video “racist spot DOVE”

Per la campagna marketing H&M, le opinioni sono discordanti, o meglio, una piccola parte dissente dall’opinione comune, l’altra è incazzatissima. Non è necessario vedere del razzismo ovunque, anche nei casi in cui non c’è. Spesso questa estrema esorcizzazione del razzismo, può essere intesa come fattore discriminante, nella misura in cui ogni cosa costituisca un’offesa e un atto razzista.
Il caso vede protagonista il famoso brand di moda svedese e la pubblicazione nello shop online, di una foto di un bambino nero con una felpa con su scritto “la scimmia più carina della giungla”.
Diversi negozi sono stati devastati e chiusi dopo la pubblicazione in Sudafrica, devastati da alcuni manifestanti nel weekend dopo una settimana di polemiche e proteste.

H&M si è scusata per la foto nel suo shop online, l’ha rimossa dal sito e ha ritirato la felpa dai negozi. Nel frattempo il cantante dei The Weeknd e il rapper G-Eazy hanno affermato duramente che non collaboreranno più con H&M, mentre la madre del bambino ha definito le polemiche inutili: quello era solo uno tra i tantissimi vestiti indossati da suo figlio per gli spot.

Spesso il razzismo sta negli occhi di chi giudica e esagera, noi nell’immagine vediamo semplicemente un bambino con una felpa verde, niente di più.

 

NETFLIX e MYSS KETA? Sì! La nuova pazza campagna marketing per l’uscita di TEOTFW

By | content strategy

NETFLIX e MYSS KETA non è un sogno strano che hai fatto ieri notte in post-sbronza, ma la nuova pazza e irriverente campagna marketing per il lancio di TEOTFW.

Per un piatto perfetto è necessario saper utilizzare gli ingredienti giusti nelle corrette dosi: senza alcun dubbio possiamo riconoscere che Netflix è uno degli chef più bravi in ambito di marketing e comunicazione.

Quali sono le regole per preparare una buona campagna di comunicazione? I consigli di Marketing Zafferano:

  • Prendi una delle persone trend del momento, che, non ha caso, da pochi giorni ha fatto uscire un video che ha fatto tanto parlare
  • Unisci a fuoco lento l’uscita di una serie che tanti fan stavano aspettando
  • Aggiungi delle coordinate spaziali precise e realmente esistenti
  • Metti q.b. di irriverenza
  • Mescola il tutto

Adesso il tuo video di Netflix e MYSS KETA feat. The end of the fucking world è pronto! Tap su play e condividilo con gli amici per colazione, pranzo, cena… decidi tu, si abbina con ogni pasto.

Troviamo davvero geniale la comunicazione del lancio della nuova stagione di The end of the fucking world, sempre frutto di un marketing sapiente, ma soprattutto geniale del team di Netflix. Il video è epico e strategico: sfrutta il flow dell’uscita del remake delle ragazze di Porta Venezia (Milano) di MYSS KETA e si fonde perfettamente con le scene della scorsa stagione della serie.

Non è una sorpresa che Netflix costruisca la sua strategia sulle nuove uscite della piattaforma, creando hype prima dell’uscita e mantenendo alto il livello di coinvolgimento durante e dopo la stessa. Il risultato è la creazione di un legame forte e genuino fra brand e fan, che fa crescere in maniera considerevole l’authority e di conseguenza gli utenti.

 

Netflix si conferma per l’ennesima volta come re indiscusso della comunicazione nei social media. Vediamo brevemente i motivi del suo successo.

Comunicazione dei contenuti e storytelling: empatia allo stato puro

 

Netflix non si limita ad annunciare l’uscita di una nuova serie o stagione, ma racconta ogni volta una storia diversa e intrigante, con focus sempre alle ultime novità e ai trend che in quel momento spopolano sui social. Non si limita ad informare, va oltre la notizia con l’obbiettivo di creare un dialogo sincero, alla stregua di una chat con un amico, con un Tone of voice irriverente e inclusivo.

Per la serie: Bojack Horseman (<3)

Per la serie: El Camino

 

Da online a offline in un batter d’occhio: marketing senza limiti di piattaforma

L’esperienza dell’utente al centro: non solo investimenti in marketing online, Netflix mette in atto una strategia sexy e innovativa che punta a estendere l’esperienza di fruizione dei contenuti anche  nel mondo reale. L’engagement quindi, viene creato su tutti i social network, twitter, facebook, instagram, ma anche nelle strade, con campagne di guerrilla marketing originali e virali.

Casa de Papel (se vuoi leggere di più su questa campagna di guerrilla marketing e altre deliziosissime campagne, clicca qui)

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Instant marketing: attenzione per il mondo attorno

L’esempio di Netflix e MYSS KETA è l’emblema perfetto di come si dovrebbe fare instant marketing. Non è la prima volta che la piattaforma streaming fa riferimento a notizie, eventi cool e argomenti scottanti, per creare i propri contenuti, cavalcando l’onda dei fenomeni più in voga. Altro aspetto fondamentale della sua comunicazione, è quello di non rimanere mai neutro, con l’espressione sempre chiara e intraprendente del proprio punto di vista su questioni che spesso dividono. Ma Netflix non ha paura di dire quello che pensa.

Per la serie: The Umbrella Academy

Burger King si veste per Halloween da Fantasma del Mcdonald

By | guerilla marketing

Burger king Halloween: dolcetto, scherzetto o… hamburger?

Per l’industria dei fast food, è difficile avere prodotti di innovazione tecnologica in grado di spezzare con il panorama competitivo circostante e di rompere gli schemi del mercato.
Lo spazio che l’industria del fast food può sviluppare, in termini di segmentazione del mercato, si muove principalmente su due piani: il prezzo, che comprende promozioni e offerte stagionali sui menù, e il guerrilla marketing, che offre infiniti scenari e ampi margini di guadagno (se fatto bene, ovviamente).

Il palcoscenico/ring più iconico del guerrilla marketing- paragonabile per grandezza e clamore allo scontro fra i titani Coca-Cola e Pepsi- è quello che vede protagonisti Mc Donald e Burger King, che da anni ci regalano uno dei dissing più gustosi nel campo dell’ unconventional marketing.
Negli anni ’60, momento in cui le due catene esplodono per numeri di produzione e espansione, la rivalità è asprissima e viene giocata in una battaglia a scacchi dove vincono strategie incentrate su centesimi e centimetri. Adesso non è più una questione di dimensioni, ma di testa: la partita si gioca con sarcasmo e ironia, attraverso campagne di pubblicità comparativa studiate con precisione che passando dall’offline, approdano con prepotenza su tutti i social più utilizzati.

Cosa ha fatto Burger King per Halloween?

È successo qualche anno fa, ma rimane un evento memorabile. Un ristorante della catena Burger King, nel quartiere Rego Park di New York City ha celebrato la festività spettrale vestendosi come il fantasma di McDonald’s, completo di una coperta bianca con fori per gli occhi ritagliati, con su la scritta “McDonald’s”, fatta rozzamente con una bomboletta spray nera.

“BOOOOO! -recita così il cartello fuori dal ristorante- Just kidding. We still flame-grill our burgers. Happy Halloween.” Che tradotto significa: “Stavamo scherzando. Cuciniamo ancora alla brace i nostri hamburger. Felice Halloween.”
Nulla di nuovo, l’ennesima, divertente, dissacratoria, ma soprattutto originale, provocazione del Burger King nei confronti di Mc Donald.

E si scatenano gli utenti dei social, che su facebook, instagram e twitter esclamano “Questo Burger King travestito da fantasma di McDonald è una delle cose più belle che abbia mai visto 💀 “

“Per un momento ho avuto seriamente paura che Mc Donald avesse preso il posto di Burger King”

Mica male come reazioni.

Burger King vs. McDonald: statistiche e numeri

Le statistiche statunitensi indicano che le vendite dei negozi di Burger King sono aumentate di circa il 7% nel secondo trimestre dell’anno. Invece, le vendite di McDonald sono diminuite del 2% nell’ultimo trimestre dell’anno di riferimento alla campagna.
Questi numeri spiegano concretamente ciò che appare lapalissiano: tutto ciò che Burger King ha fatto durante questa campagna di guerrilla marketing, ha portato dei risultati sorprendenti.

La provocazione non si è fermata solo alla decorazione fantasmagorica dell’esterno del locale, il team di Burger King ha distribuito hamburger in contenitori “travestiti” da scatole di fantasmi di McDonald.

Burger King ha pubblicato anche un video per sfoggiare lo spiritoso costume di Burger King Halloween, ponendo le basi per amichevoli rivalità esilaranti.

McDonald non ha tardato per dire la sua:

“Chi non vorrebbe mascherarsi da McDonald per Halloween quando serviamo prelibatezze come: le bevande del McCafé, le torte di mele e le nostre patatine di fama mondiale”, ha detto Terri Hickey, portavoce di McDonald, in una nota inviata via email a The Huffington Post.

Ci chiediamo quest’anno chi sarà il più pazzo fra i maggiori player dell’unconventional marketing per Halloween. Come agenzia pubblicitaria Milano non vediamo l’ora di scoprirlo.

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Guerilla marketing e serie tv: le campagne più belle

By | guerilla marketing

Da quando hai fatto l’abbonamento a Netflix sei diventato, anche tu, un serie tv addicted?
Benvenuto nel club di chi preferisce di gran lunga il trinomio pizza-serie tv-divano ad un’uscita. Accettiamo anche i più moderati nel nostro club, dai divoratori più sfegatati di serie tv quindi, ai consumatori quasi occasionali. Non discriminiamo nessuno.

Netflix non è l’unica piattaforma che viene utilizzata per guardare le serie, diventate ormai componente indispensabile della nostra quotidianità, da ammazza-tempo, a dolce compagnia, a rassicurante presenza. Ma a noi, oltre a farci impazzire tanto le serie tv, ci fanno impazzire tutte le campagne di guerrilla marketing ad esse collegate. E dato che vi vogliamo bene, oggi vi mostriamo quelle che ci hanno colpito di più.

Pronti? Guerilla marketing e serie tv: il connubio perfetto

 

1992

Per l’uscita della serie 1992 sono state avvistate delle comparse, nelle principali piazze di Roma, vestite con outfit anni ’90. Uno scenario visivo immersivo che riporta immediatamente a un altro contesto storico e sociale e ricorda, ovviamente, i personaggi della serie.

SUBURRA

Per Suburra, la strategia di unconventional marketing punta tutto sul reverse graffiti, super urban e in linea con il mood della serie. Sottile ma non troppo, la scelta di “stampare il claim STA PER VENIRE TUTTO A GALLA #SUBURRA, proprio accanto a dei tombini.

HOUSE OF CARDS

Grafica, giochi di parole e di senso, utilizzo e stravolgimento della comunicazione politica: tutto in chiave molto pop, con colori sgargianti e vivaci. Una dose di ironia a rendere questa campagna davvero saporita.

LA CASA DI CARTA

Questa serie, in breve tempo, ha conquistato il cuore di tanti e ha aperto la strada alla commercializzazione delle serie tv spagnole  in Europa. In diverse piazze d’Italia sono comparse delle cabine con dei manichini all’interno con la tipica divisa dei rapinatori della casa di carta.Dettaglio che non tutti hanno subito percepito: è stato un modo per presentare sia l’uscita della nuova stagione della serie, sia il nome di alcuni nuovi personaggi.

I SOPRANOS

Non nuovissima come campagna guerrilla marketing in serie tv, ma sicuramente storica e d’impatto. Non vi nascondiamo che a primo acchito ha messo paura a un bel po’ di americani vedere quel braccio esanime penzolante, ma si sa, questo tipo di marketing è irruente e aggressivo.

STRANGER THINGS

Per Stranger Things era d’obbligo un cartellone pubblicitario enorme e strano, che richiama l’attenzione all’istante e fa venire  immediatamente in mente le paranormali vicende accadute a Hawkins negli anni ’80.

IL TRONO DI SPADE

Concludiamo ritornando nel capoluogo meneghino, questa volta il guerrilla marketing delle serie tv fa tappa a Milano. In contrapposizione con la natura violenta della serie Il trono di spade, usando come base degli sparti traffico, sono state realizzate delle carine e coccolose miniature dei personaggi di GOT.

 

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Dating Facebook e il guerrilla marketing delle emozioni

By | tecnologia

Facebook nasce con lo scopo di mettere in connessione persone che già si conoscono e non si vedono da tempo, come un vecchio compagno di scuola o un amico che avevi conosciuto all’università. Negli anni si è evoluto e declinato sviluppando diversi strumenti al suo interno: i gruppi, le pagine aziendali, la realtà aumentata, il marketplace dove poter vendere da un vecchio paio di scarpe fino addirittura alla casa al mare. Non resta un mistero però, non prendiamoci in giro, che sin da subito è stato utilizzato dai suoi utenti per sì fare amicizia, ma soprattutto per provarci e magari perché no, fidanzarsi pure.

Oggi facebook istituzionalizza quello che facevamo da anni, timidi o sfrontati, nella sua nuova funzionalità: Facebook Dating, il social network diventa (ufficialmente) anche piattaforma di incontri.

Come funziona Dating Facebook?

Dating consisterà in una nuova tab, disponibile solo per gli utenti da 18 anni in sù, all’interno dell’app. Non esiste una versione desktop e si può creare un profilo diverso da quello personale, che si usa per condividere foto di gattini, in modalità Secret Crush.

Le persone sono suggerite in base alle preferenze, gli interessi e le attività in genere svolte su Facebook. Se sei interessato a qualcuno, puoi commentare direttamente il suo profilo o toccare il pulsante “mi piace” per farglielo sapere, in modo molto diretto e senza fronzoli.

Dating Facebook è attualmente in rollout in altri mercati ma il suo arrivo è previsto anche in Europa, e in particolare in Italia, a inizio 2020. Per il momento è possibile utilizzarla negli Stati Uniti e in altri 19 Paesi tra cui: Argentina, Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Columbia, Ecuador, Guyana, Laos, Malesia, Messico, Paraguay, Perù, Filippine, Singapore, Suriname, Tailandia, Uruguay e Vietnam.

fonte: https://newsroom.fb.com/news/2019/09/facebook-dating/

Cosa lo differenzia dalle tantissime note e meno conosciute app d’incontri?

Un bacino di utenti incredibilmente grande e il rassicurante nome di Mark Zuckerberg a fare un po’ da sacerdote garante.

Rispetto a Tinder e altre app, con Dating Facebook è possibile trovare nuovi utenti grazie a suggerimenti basati su interessi e passioni in comune, uniti alla posizione e alla vicinanza geografica grazie il santissimo sistema di geolocalizzazione.

Non esiste lo swipe tra i profili dei vari utenti, questo strumento sembra essere incentrato su un tipo di conoscenza dell’altro non basato sulla prima impressione estetica, ma su una sorta di corteggiamento più simile ad un incontro reale. In che modo si concretizza tutto questo? Attraverso la creazione di una serie di domande finalizzate a matchare gusti e preferenze da incrociare, per far partire conversazioni tra persone in più possibile“affini”. Chissà come Zuckerberg ha pensato di sopperire all’assenza di contatto fisico, elemento di completa rottura fra dating app e incontri reali, e come pensa di attuare questa sorta di corteggiamento più vicino alla realtà, alla vita. Ad alcuni tutto ciò spaventa, che possa avvenire un processo di digitalizzazione nei sentimenti, ma siamo ancora umani e non automi… per fortuna.

Ecco l’opinione di Nathan Sharp, product manager responsabile di Dating Facebook“La ricerca di incontri è un aspetto che vediamo da sempre su Facebook Ora vogliamo rendere più semplice e confortevole conoscersi. Secondo noi era il momento giusto per farlo”.

Siamo in piena era del guerrilla marketing delle emozioni.

Nano influencer: scopri tutto su come guadagnare su instagram

By | Instagram

Gli influencer, negli ultimi anni, hanno cambiato il modo di vedere, ma soprattutto, di fare marketing. Se prima era considerato impensabile guadagnare attraverso le proprie foto su instagram, vip e celebrities ne hanno fatto il loro pane quotidiano. Adesso esistono scuole di pensiero a riguardo, libri con practices e case studies di successo e addirittura corsi all’università sull’argomento. Fin qui, nulla di nuovo, ma…

Nano influencer, chi sono?

In realtà non sono influencer con una statura poco rilevante, sono invece tutti quegli utenti, quelle persone comuni, che pubblicano contenuti sui loro profili generando engagement a volte superiori delle star. Com’è possibile tutto questo? Occorre fare una piccola introduzione per capire di che numeri stiamo parlando. Nel mondo di instagram, è possibile distinguere una classe gerarchica degli utenti che lo popolano, suddivisa in questo modo:

Mega Influencer, con più di un milione di followers

Macro Influencer, dai 500.000 a 1 milione di followers

Mid-tier Influencer, dai 50.000 ai 500.000 followers

Micro Influencer, dai 10.000 ai 50.000 followers

Nano Influencer, dai 1.000 ai 10.000 followers

 

Il fatto di appartenere ad una community di persone più ristretta, consente ai Brand di individuare persone che possano parlare in maniera vera, genuina a una nicchia circoscritta, ma soprattutto, il numero non spropositato della community in questione, consente l’instaurarsi di un rapporto reale fra il brand e i follower. Vediamo per punti in che modo, i nano influencer, sono diventati protagonisti nel business di instagram.

Doti persuasive nano influencer

Rispetto a Ferragni, tutte le ragazze della Kardashian’s family, cantanti, modelle e calciatori, i nano-o micro-influencer, sono in grado di creare rapporti di fiducia con i loro follower perché la loro opinione è vista alla pari di un consiglio di un amico. Un consiglio di un amico può essere molto più persuasivo rispetto a un post pubblicitario di una persona famosa sì, ma diametralmente distante dalle nostre vite. L’azione di consigliare un prodotto, dunque, viene intesa come spontanea, spronando naturalmente all’acquisto di quel prodotto. Il tutto si traduce in un più elevato tasso di conversione, obiettivo primario dell’azienda committente.

Alto grado di Engagement

Il tasso di engagement, per questi motivi, è molto alto: secondo i primi dati raccolti raggiunge in questi casi l’8,7% dei followers, contro l’1,7% delle varie Ferragni del caso, con oltre un milione di followers. L’audience di riferimento è certamente minore, ma molto specifica, e nella maggior parte dei casi, in target con il profilo.

Creazione di contenuti unici

Alcuni account dei micro-infuencer sono dei veri capolavori: curati, originali, con un je ne sais qua che li rende unici. I brand studiano quali di questi profili possano essere coerenti con il loro prodotto, subito poco propongo ai proprietari di sponsorizzarlo, lasciando quasi sempre la totale libertà di creare il post senza linee guida precise, che andrebbero altrimenti ad intaccare quell’unicità genuina tanto bramata e ormai sempre meno presente nel nostro caro mondo digitale. Questo tipo di marketing, ha una forte influenza fra le nicchie di mercato, segmenti che si condizionano a vicenda e generando, attraverso semplici condivisioni, numeri tangibili di vendite.

Costi ridotti per il Brand

Con un investimento minimo, il Brand che sceglie un nano-influencer può davvero riscontrare risultati importanti. Solitamente, un Brand che si affida a influencer da 100mila follower in su, spende per ogni post su instagram dai 1000 ai 2500 dollari. Per i profili mega, con milioni di seguaci, le cifre cambiano e partono da 50.000 mila dollari per singolo post, fino ad arrivare a numeri sconvolgenti che noi comuni mortali non siamo tenuti a sapere.
Per un nano influencer pubblicizzare un prodotto, nella stragrande dei casi, non è un vero e proprio lavoro, poiché consiste in uno scambio equo: io ti regalo il prodotto, tu lo indossi-nel caso di un capo di abbigliamento-lo pubblicizzi in maniera naturale alla tua nicchia, e tutti sono contenti. I nano influencer lo fanno perché amano realmente quello specifico prodotto o perché il solo fatto di dire ai propri seguaci di essere stati contattati da un’azienda li gratifica e li fa sentire importanti. I brand e le aziende, invece, possono davvero ricavare profitti da questa nuova frontiera del marketing lowcost.