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Houseparty: come funziona l’app di videochiamate del momento

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Cosa fare durante la quarantena? Houseparty ti aiuterà a trascorrere le tue giornate.

L’emergenza coronavirus ha cambiato il modo di vivere e concepire la nostra quotidianità. Per il bene comune e per per bloccare il più possibile in contagio è necessario stare a casa, evitare di uscire per futilità e, soprattutto, non avere contatti con altre persone.

Cosa fare durante il corona virus?

Uno stravolgimento delle nostre vite, mutate dall’impossibilità di vedere i nostri cari, gli amici, e dal cambiamento drastico della routine. Cosa fare durante il corona virus è dunque ciò che ci chiediamo ogni giorno, per non essere divorati dalla noia e dallo sconforto.

House party è l’app che ci viene incontro: con houseparty, infatti, è possibile fare videochiamate di gruppo fino a 8 utenti e giocare contemporaneamente a dei semplici giochi.

Che cos’è house party?

È una app, simile al vecchiotto e ormai in declino skype, creata per fare videochiamate con amici e totalmente gratuita. L’app si può usare da desktop ed è scaricabile su dispositivi mobili, siano essi smartphone e tablet iOs, o Android, e compatibile su tutti i dispositivi.

Come funziona house party?

Il funzionamento di Houseparty è molto semplice:  basta scaricare l’app, registrarsi in pochissimi step e aggiungere i propri amici con un click. Dunque, non appena avrai avviato il download  da App Store o Google Play Store potrai, attraverso houseparty login, avviare l’app e creare il tuo profilo user, che dovrà contenere un indirizzo email e naturalmente un nome utente e password.

Per attivare il tuo account è necessario inserire il numero di telefono della tua SIM card, in modo tale da verificare l’identità del profilo e per poter aggiungere i vostri amici

Quali giochi ci sono su house party?

Ci sono diversi giochi e sfide da fare con i propri amici, come Heads Up! Trivia e Chips and Guac.. Ma anche i più classici nome cose e città, o indovina il film. Non ci sono limiti ai giochi, con i tuoi amici puoi dare libero sfogo alla fantasia. Non è un’app di dating, ma nessuno può escludere che lo diventi: le vie del Signor Internet sono infinite.
Non ti va di fare un gioco in particolare? No problem, puoi usare l’app semplicemente per fare una videochiamata con gli amici, o per fare un aperitivo virtuale. Non ti fare abbattere dal coronavirus, è un brutto periodo ma passerà preso. Stay c3buzz!

Marketing ai tempi del corona virus

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Sono giorni per nulla facili questi: il corona virus si sta espandendo in diverse parti del mondo, con dati non del tutto positivi per il nostro paese. Fra allarmismi esasperati dal panico incontrollato che alcuni media hanno generato, rimane certo che la situazione è da tenere strettamente sotto controllo. Ultima decisione del governo è stata, dopo aver imposto lo smartworking alle aziende nelle zone limitrofe ai focolai, la disposizione di chiudere le scuole in tutte le regioni italiane.

Da parte nostra il consiglio di fare attenzione, prendere le dovute precauzioni e seguire i consigli per evitare i possibili contagi del covid 19.
Ma il consiglio più grande che ci teniamo a condividere, è quello di essere razionali e non farsi sopraffare da timori incontrollati. Non lasciatevi spaventare dai numeri del corona virus. Il virus peggiore è quello dell’ignoranza: al sensazionalismo che crea solo danni di immagine, sociali ed economici, preferiamo l’informazione sana.

I guerrieri del marketing non convenzionale non si fermano davanti alle impervie fatalità. Vi mostriamo come in questi giorni i social media manager di Brand molto famosi hanno risposto al corona virus.

 

Birra Corona: il danno d’immagine vs irriverenza Ceres

Situazione di crisi per la nota azienda di Birra messicana che ha visto e continua a vivere un drastico calo nelle vendite per la drammatica coincidenza del nome il comune con il corona virus , i numeri parlano da sé:
-perdita di circa 154 milioni
-riduzione dei clienti del 40%

Ceres invece cavalca l’onda con la sua tipica irriverenza, fruttando la strategia di un marketing certosino sempre sul pezzo con le notizie dell’ultimo minuto

 

Spot Tempo, in perfetto tempo

Fra sciacalli che lucrano sulla vendita di mascherine e gel disinfettanti mani, sparando prezzi esorbitanti, tempo risponde così: speriamo di non servirvi questa volta ( ma in realtà vi stiamo mostrando in maniera antitetica, ciò di cui avete realmente bisogno adesso).

Spot We Road nazional-motivazionale

Il settore del turismo e seriamente compromesso da questa situazione: sospensione di viaggi da e soprattutto per l’Italia, il traffico aereo e le prenotazioni sono drammaticamente diminuiti. WeRoad risponde con forza e decisione con questa campagna di guerrilla marketing Milano, evidenziando quanto corona virus o no, rimaniamo uno dei paesi più belli, mascherina e gel inclusi.

Spot De Cecco e il partito delle penne lisce

L’allarmismo esasperato ha portato molte persone a fare scorte immotivate di cibo, una delle poche volte in cui la rigatura della pasta è passata in secondo piano. Era necessario l’assalto dei supermercati? No.

Spot Durex: quale motivo migliore per fare scorta?

Le risposte di Durex ai fatti di cronaca e alle tendenze, non tardano mai ad arrivare. Per il corona virus l’invito è quello di fare grandi scorte (vedi riferimento ironico a svuotamento dei supermercati di cui sopra) e proteggersi ancora di più.

Questa è la situazione marketing corona virus, di questi Brand accogliamo l’esempio positivo di reagire ad una situazione così delicata e che interessa tutta la nazione. #Milanononsiferma, e neanche la nostra agenzia di comunicazione. In ufficio o in smartworking, continuiamo  a lavorare per i nostri clienti per offrire sempre le soluzioni più belle e originali di unconventional marketing.

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Tutte le novità di Amazon: dal pagamento con palmo al pagamento rateale.

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Sappiamo tutti quanto il colosso Amazon sia diventato e si sta facendo avanti sempre più (i numeri lo urlano!) come colosso dell’e-commerce e dunque delle vendite online.

È curioso pensare come il progetto Amazon sia partito dall’idea di vendere libri cartacei online e che sia diventato adesso il negozio per eccellenza dove poter acquistare di tutto e di più, da un armadio, a un telefono, a un kindle, agli articoli più strani e difficili da reperire.

A proposito dei Kindle- lettori di libri elettronici- o più semplicemente degli schermi ottimizzati da 6-7 pollici con luce integrata reader-friendly, non provate mai a venderli su Amazon! Il big dell’e-commerce è geloso del suo prodotto (commercializzato inizialmente da Amazon e con marchio Amazon) e per i competitor ha stabilito quasi il 50 % di commissione sulla vendita di Kindle non Amazon. Insomma, un modo non tanto carino per sconsigliare la vendita di questo prodotto.

Ma torniamo a noi, Amazon da sempre ha seguito la strada dell’unconventional marketing, sicuramente in maniera totalmente diversa dal guerrilla marketing che contraddistingue C3buzz, ma con in comune l’originalità e soprattutto la voglia di stupire.

Le ultime novità sono:

-pagamenti tramite palmo della mano

-pagamento rateale Amazon.

 Pagamento col palmo della mano Amazon: realtà o fantasia?

La possibilità di pagare con il palmo della mano risulta essere un’indiscrezione, non ancora una notizia ufficiale. Secondo il Wall Street Journal, l’azienda vorrebbe inserire all’interno dei suo negozi fisici (se ancora non lo sapevi, esistono, non ancora in Italia, negozi fisici Amazon) questa unconventional forma di pagamento, tramite appunto, il palmo della mano.

Secondo un’altra testata giornalistica americana, il New York Post, i test sarebbero già cominciati, utilizzando come campione alcuni distributori di snack nei propri uffici newyorkesi. Un’altra indiscrezione, la più interessante, svela che presto Amazon avvierà una sperimentazione nei negozi della catena Whole Foods con l’obiettivo di finalizzare ogni singolo pagamento in soli 3 millesimi di secondo.

Come si svolgerà tecnicamente il pagamento ancora non è chiaro, si pensa che il sistema sarà simile a quello utilizzato da Apple per sblocco telefono e Face Id, con preliminare registrazione del palmo e successivo sblocco dei pagamenti.

Pagamento rateale Amazon: come funziona

Per quanto riguarda i pagamenti rateali, è tutto vero. Da pochi giorni Amazon ha introdotto la possibilità di rateizzare i pagamenti, soprattutto di articoli più costosi come telefoni ed elettrodomestici. Sistema già in uso negli Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Germania, il sistema permette di rateizzare il pagamento totale in 5 rate, senza costi di interessi aggiuntivi.
Per ulteriori informazioni, consultate la pagina relativa ai pagamenti rateali sul sito Amazon.it.

Questa funzionalità, il pagamento rateale Amazon appunto, è ancora in fase di prova e in Italia sono stati selezioni solo alcuni account per il rollout. E tu cosa ne pensi? Ma soprattutto, sei stato scelto da Amazon come tester? Noi no 😱

 

 

Che cos’è Tik Tok? Come funziona l’app del momento

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Tik tok… chi è? Il nuovo social del 2020. Avanti!

Battute poco divertenti a parte, conosci già Tik Tok? Se sì, (come noi di C3buzz) sei sul pezzo, se no, devi assolutamente conoscere quello che probabilmente sarà il futuro.

 

Che cos’è Tik Tok?

Ecco cos’è TikTok, una piattaforma enorme con adulti e soprattutto Gen Z dove si condividono. Lanciato dallo sviluppatore cinese ByteDance nel 2016, l’app conta più 500 milioni di utenti in tutto il mondo e oltre un milione di video vengono visualizzati ogni giorno. Una crescita smisurata e davvero velocissima. Ad attestare il successo, Tik Tok risulta essere l’App più scaricata AL MONDO degli ultimi mesi!

 

TikTok ha raggiunto i 220 milioni di download negli ultimi tre mesi del 2019, sbaragliando la concorrenza di YouTube, Instagram, WhatsApp e Facebook. Sui telefoni con Android l’app ha superato i 42 milioni di download. Mica bruscolini.

Cosa rende Tik Tok così unico?

Tik Tok si differenzia da tutti gli altri social, in un panorama fatto di foto, fake news e caroselli ormai in decadenza, Tik Tok propone un solo e unico formato: i VIDEO. Già, su quest’app ci si esprime attraverso video di massimo sessanta secondi, quasi nella totalità dei casi, a partire da una base musicale.

Nel 2017 TikTok acquista musical.ly, una app che permetteva di condividere video di karaoke e coreografie. Ad Oggi sull’app è presente un catalogo ricchissimo di musica, che gli utenti possono usare come sottofondo per video di tutti i tipi: ci sono pezzi comici, sfide (o challenge) tra utenti, clip che aspirano a diventare dei meme, balletti, parkour (lo spostarsi da un punto all’altro in un percorso a ostacoli), lip sync e così via. Molti cantanti, emergenti e non, lo stanno utilizzando per promuovere i propri brani.

I famosi su Tik Tok

Nel 2020 e oltre, molti i marchi globali stabiliranno la propria presenza su TikTok. Già molti influencer di Tik Tok sono stati chiamati per diventare i volti di Brand famosissimi. Inoltre negli USA sono nate le prime “collab houses”, veri e propri studi di registrazione che riuniscono gli influencer di TikTok sotto lo stesso tetto per creare contenuti.

In Italia sono tantissime le star e addirittura i politici (indovinate un po’ chi) che sono presenti sulla piattaforma, dallo chef Bruno Barbieri, al comico Fiorello, alle influencer Ferragni, Biasi e chi più ne ha più ne metta, al politico Tik Tok Salvini.

Adesso che hai scoperto cos’è Tik Tok, corri subito a scaricare l’app su!

Pubblicità comparativa: perché in Italia non esistono guerre come fra Coca Cola e Pepsi?

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Sarebbe bello vedere quei super scontri fra titani all’americana anche in Italia, scopriamo i motivi per i quali non succede e non potrà mai succedere (mai dire mai) nel bel paese!

Pubblicità comparativa: strumento di informazione per il consumatore o concorrenza scorretta?

Sì, ma cos’è la pubblicità comparativa?

La pubblicità comparativa è un tipo di comunicazione pubblicitaria basata principalmente sulla promozione dei propri prodotti da parte di un’impresa, attraverso il confronto con i prodotti dei competitor. Può essere di implicita, quando si paragona un prodotto brandizzato ad uno generico, quindi senza richiamare direttamente al prodotto concorrente, o esplicita, quando si menziona il nome di un particolare concorrente sul mercato, al fine di evidenziare agli occhi del consumatore la superiorità qualitativa del prodotto offerto rispetto al prodotto offerto dal player “antagonista”.

Quali sono le differenze fra Italia e USA?

Le differenze fra il sistema giuridico italiano-ma anche europeo- e quello statunitense, sono sostanziali, basti pensare al guerrilla marketing delle epiche battaglie fra BMW e AUDI, o allo scontro fra i titani Coca Cola e Pepsi, o alla guerra all’ultimo panino condotta da Mc Donalds e Burger King. In Italia, infatti, * provate a ricordare qualche campagna del genere * è difficile se non impossibile, in quanto questa forma pubblicitaria è ricondotta a pratiche commerciali integranti atti di concorrenza sleale. In poche parole, non è legale.

è invece legale il guerrilla marketing, e noi di C3buzz ne sappiamo qualcosa

Ci sono però, come sempre nella giurisprudenza e nella pubblicità, ma soprattutto nell’opinione pubblica, pareri discordanti riguardo la classificazione di questa pratica. Se da un lato viene considerata una forma di promozione aggressiva e poco corretta, dall’altro canto, costituisce sicuramente uno strumento di informazione trasparente per il consumatore e di libera concorrenza dei mercati.
Insomma, la questione è spinosa, l’argomento è caldo e le opinioni sono davvero disparatissime.

Piccolo spazio pubblicità: NOZIONE DI PUBBLICITA’

La nozione di pubblicità viene introdotta dal D.lgs. 145 del 2007. In questa categoria rientra ogni genere di messaggio diffuso, in ambito commerciale, al fine di promuovere beni o servizi di ogni tipo. La parte più interessante è quella che esplica i principi generali a cui devono conformarsi le comunicazioni pubblicitarie. Le pubblicità, infatti, devono essere palesi, veritiere, corrette e non ingannevoli. In particolare, è considerata ingannevole una pubblicità che, in qualsiasi modo, possa indurre in errore persone fisiche o giuridiche e che, grazie a tale carattere, possa pregiudicare il loro comportamento o sia idonea a danneggiare un concorrente.
Danneggiare un concorrente è la conseguenza naturale di una campagna di pubblicità comparativa. C’è da chiedersi però se la pubblicità comparativa non esplicita sia dannosa più che quella palese e diretta, che può costituire anch’essa, una forma di pubblicità per il competitor.

Il D.lgs.145 del 2007 fissa, inoltre, i requisiti principali per la pubblicità comparativa, che è permessa, a meno che abbia ad oggetto prodotti che soddisfino le stesse esigenze o scopi e fintanto che si riferisca a caratteristiche del prodotto/servizio che possano essere verificabili e che siano essenziali e rappresentative. Per essere considerata lecita deve rispettare le normative in materia di marchi, denominazioni di origine, denominazioni commerciali e, in generale, dei segni distintivi.

Trova le differenze: pubblicità comparativa diretta e indiretta

Torniamo alla differenza principale che contraddistingue la pubblicità comparativa, ovvero il suo essere diretta o indiretta, alias esplicita o implicita.

Viene definita diretta, quando i competitor sono chiaramente riconoscibili, in quanto viene citato ed espresso il loro nome o il nome del marchio espressa della loro denominazione o del loro attraverso l’indicazione di elementi che li rendano inequivocabilmente riconoscibili.

indiretta, invece, quando chi attribuisce al proprio prodotto pregi unici implicitamente afferma che tali pregi non sono posseduti da tutti i prodotti concorrenti.

Esempi di pubblicità comparativa in Italia: L’Affaire Acqua Sant’ Anna

Da questo esempio di pubblicità comparativa indiretta non recentissimo, è davvero emblematico e ci aiuta a fare chiarezza sulle differenze e sulla normativa

Anno 2009 – Caso Acqua Sant’Anna. L’acqua Sant’Anna presentava delle caratteristiche testate in laboratorio che oggettivamente qualificavano il prodotto come migliore per certe caratteristiche, rispetto ad altri in commercio. Per esaltare questa “superiorità”, l’azienda ha dunque deciso di metterla a confronto diretto con le principali acque minerali sul mercato, quali Levissima, San Benedetto, Lete e Vera. Dall’analisi dei dati, catalogati in tabelle, è emerso che l’acqua Sant’Anna presentava il residuo fisso più basso di tutte le altre, e altre caratteristiche significative, come la minore presenza di sodio e nitrati.

Alcuni dei concorrenti chiamati in causa si sentirono danneggiati e per questo fecero ricorso all’AGCOM. L’autorità rigettò il reclamo dando ragione a Acqua Sant’Anna, poiché, nel riportare dati chimico-fisico specifici di sé e dei suoi avversari, aveva affermato il vero ed esposto dati diretti utili per il consumatore finale.

Dunque se in Italia il confronto diretto è vietato in modo assoluto, il confronto indiretto è possibile se evidenzia gli aspetti di novità/caratteristiche significative di un certo prodotto rispetto a tutti gli altri prodotti del settore e non ad uno in particolare.
In sostanza: se il tuo prodotto ha davvero delle qualità uniche, è possibile fare una comparazione con tutti i competitor del settore, senza però palesare i brand precisi.