ERRORI CLAMOROSI NELLE CAMPAGNE MARKETING: COSA NON FARE MAI

By 19 Novembre, 2019guerilla marketing

Il marketing è uno strumento potentissimo di comunicazione che permette di diffondere un messaggio verso un’audience potenzialmente enorme. È importante utilizzare le parole giuste e il giusto tone of voice, perché come mezzo di diffusione di massa, se mal utilizzato, può generare un ritorno d’immagine davvero negativo e danneggiare la credibilità di un brand.

Le campagne marketing non sono per tutti, bisogna davvero studiare tanto ogni singolo caso, pianificare una strategia e pensare ai mezzi migliori per raggiungere gli obiettivi prefissati. Altro aspetto importante è il destinatario delle campagne marketing: bisogna identificare il pubblico specifico, il target, in modo tale da modulare il messaggio ed essere più incisivi.

Vediamo adesso le campagne marketing più sbagliate degli ultimi anni, per capire gli errori da non commettere MAI

Dolce e Gabbana e la Cina: ravioli gyosa indigesti

Partiamo subito dalla campagna marketing che riteniamo essere stata un grandissimo flop per la casa di moda D&G. La campagna in questione ha avuto una eco assordante nell’opinione pubblica occidentale, ma soprattutto in quella orientale. Si tratta di una serie composta da tre video e intitolata Eating with Chopsticks, nella quale una ragazza cinese tenta di mangiare con le bacchette alcuni piatti tipici italiani-rispettivamente pizza, spaghetti e cannolo- non riuscendo nell’impresa. Il video è stato recepito come una vera mancanza di rispetto nei confronti del popolo e della cultura cinese, a tratti razzista e davvero stereotipante nei confronti degli usi, dei costumi e della tradizione orientale. Nello specifico video con il cannolo siciliano, si sente una voce maschile fuori campo che chiede alla ragazza se il cannolo è troppo grande per lei… non stiamo qui a spiegarvi la dietrologia di questa domanda, ma ai più è parsa esageratamente sessista e non velatamente volgare.

Risutato? La Cina, subito dopo aver visto lo spot, ha rimosso i tre video da tutti i social media usati in Cina, ha cancellato un’importante sfilata a Shangai e ha rimosso tutti i prodotti D&G dai principali shop online cinesi.
Insomma, se l’obiettivo di Dolce & Gabbana era quello di trovare un modo per chiudere i rapporti con la Cina rapidamente e in maniera poco elegante, hanno centrato in pieno. Ne piange il loro fatturato e la loro immagine, compromessa per sempre in oriente. La Cina non perdona!

Cartoon Network e la sua campagna…esplosiva!

Qualche anno fa quei pazzi di Cartoon Network decidono di realizzare una campagna di guerrilla marketing per promuovere il loro nuovo film d’animazione. In dieci città degli USA sono stati installati dei cartelloni quadrati neri, puntellati di led luminosi e affissi, con l’aiuto di magneti, su segnali stradali, ponti, muri. Sui cartelloni le luci led formavano le immagini di due alieni stilizzati, uno verde e uno rosa, che mostravano il dito medio ai passanti. Passanti che non hanno preso bene il messaggio irriverente, a tal punto di scambiare questi dispositivi del guerrilla marketing per delle bombe. A Boston, un dipendente dei trasporti pubblici chiama la polizia dicendo che ci sono diversi ordigni sparsi per la città. Ed è subito panico, decine di autostrade, ponti, metropolitane, vengono chiuse, elicotteri sovrastano la città, le emittenti televisive in fibrillazione per la notizia, la polizia e gli artificieri pronti a disinnescare le bombe. Che non esistevano però. Dopo l’apocalisse scatenata e l’attacco pubblicitario sventato, ci sono state grave conseguenze per gli ideatori di questa campagna di guerrilla marketing: i due artisti che hanno creato ed installato i cartelloni led vengono arrestati, l’emittente televisiva è costretta a pagare due milioni di dollari di multa e il CEO di Cartoon Network è costretto a dimettersi.

Due campagne razziste al prezzo di una? lo strafalcione di DOVE e/o H&M

Nella campagna marketing dove la protagonista è una donna afro-americana vestita di nero, che dopo aver usato il detergente Dove, taaac MAGIA! Si trasforma in una donna bianca che indossa una t-shirt chiara… Ma che messaggio è? Qui non si tratta di razzismo velato, anzi, ma di una discriminazione molto diretta ed impossibile da fraintendere, non ci sono molte possibili strade di significato da percorrere.

In alcune culture vengono usati molti prodotti per sbiancare la pelle, forse DOVE ha tentato, in maniera goffa e ingannevole, di avvicinarsi a quella fetta di mercato. Il risultato e che you tube è il web in generale, sono pieni di video “racist spot DOVE”

Per la campagna marketing H&M, le opinioni sono discordanti, o meglio, una piccola parte dissente dall’opinione comune, l’altra è incazzatissima. Non è necessario vedere del razzismo ovunque, anche nei casi in cui non c’è. Spesso questa estrema esorcizzazione del razzismo, può essere intesa come fattore discriminante, nella misura in cui ogni cosa costituisca un’offesa e un atto razzista.
Il caso vede protagonista il famoso brand di moda svedese e la pubblicazione nello shop online, di una foto di un bambino nero con una felpa con su scritto “la scimmia più carina della giungla”.
Diversi negozi sono stati devastati e chiusi dopo la pubblicazione in Sudafrica, devastati da alcuni manifestanti nel weekend dopo una settimana di polemiche e proteste.

H&M si è scusata per la foto nel suo shop online, l’ha rimossa dal sito e ha ritirato la felpa dai negozi. Nel frattempo il cantante dei The Weeknd e il rapper G-Eazy hanno affermato duramente che non collaboreranno più con H&M, mentre la madre del bambino ha definito le polemiche inutili: quello era solo uno tra i tantissimi vestiti indossati da suo figlio per gli spot.

Spesso il razzismo sta negli occhi di chi giudica e esagera, noi nell’immagine vediamo semplicemente un bambino con una felpa verde, niente di più.

 

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