Con il reverse graffiti rispetti l’ambiente attraverso la creazione di campagne marketing ecosostenibili. Non sai cos’é? Continua a leggere!

Hai presente quando col ditino scrivevi “lavami” (se sei stato un bravo bambino) o le parolacce (se sei stato un bambino normale) sulle auto? Bene, quella è la forma più primitiva di reverse graffiti, anche se fonti quasi certe attestano che lo facessero già anche gli uomini delle caverne.

Il guerrilla graffiti è una forma di unconventional marketing che utilizza le strade, vicoli ed i punti di maggiore affluenza delle città trasformandole in dei giganteschi cartelloni pubblicitari, delle tele sulle quali poter imprimere il messaggio commerciale che si vuole diffondere.

Esistono dunque due tipologie di guerrilla graffiti, e si distinguono in base alla tecnica di realizzazione, tutte in pieno stile street art.

Nel caso degli stencil graffiti vengono utilizzate delle mascherine (chiamate appunto stencil) per creare una riproduzione precisa della stessa immagine, veloce e facilmente riconoscibile.

Gli stencil risultano essere particolarmente penetranti in quanto possono essere realizzati in tantissime zone, anche strade a solo traffico pedonale, ma soprattutto nelle zone limitrofe ai punti vendita, e possono essere ripetuti su superfici differenti.

Il reverse graffiti funziona tecnicamente allo stesso modo, attraverso l’applicazione di uno stencil, ma invece di usare vernici o spray (ci teniamo a dirvi che quelli che utilizziamo solo vernici biodegradabili, biologiche ed ecofriendly), l’immagine viene grata attraverso la rimozione dello sporco dalla superficie, creando un giocho di contrasto fra l’area pulita e quella sporca.

La tecnica del reverse graffiti viene utilizzata sì nel mondo della pubblicità, ma ha origine nel panorama dell’arte contemporanea: uno dei primi ad utilizzarla è stato l’artista inglese Paul Moose Curtis con il suo ReverseGraffitiProject.

Paul Curtis detto Moose pulisce le città del mondo con degli stencil realizzati letteralmente rimuovendo lo sporco dalle superfici urbane, servendosi solo di stoffe o potenti pulitori ad acqua alla mano.

In alcuni paesi, come ad esempio nel Regno Unito, questo tipo di street art ecosostenibile è ritenuta illegale. Oltre a Moose considerato uno dei pionieri del Reverse Graffiti, ma forse meno conosciuto dai non addetti ai lavori, anche l’artista Banksy ha lasciato il suo segno con questa tecnica amica della natura.

In Italia il reverse graffiti è legale! Cosa aspetti a rendere la tua campagna pubblicitaria un’opera d’arte?